Ottocento anni dopo il tempo si ferma davanti a San Francesco: a Tagliacozzo una intensa serata di silenzio e preghiera davanti al corpo di fra Tommaso da Celano

«Il tempo passa, ma l’amore di Dio non passa»

TAGLIACOZZO – Una serata intensa di silenzio, emozione e preghiera quella vissuta ieri nella chiesa di San Francesco a Tagliacozzo, in occasione dell’ottavo centenario del Transito di San Francesco d’Assisi. Esattamente ottocento anni dopo quella sera del 3 ottobre 1226, la comunità si è ritrovata davanti all’urna di fra Tommaso da Celano, il primo biografo del Poverello, per riascoltare il racconto degli ultimi momenti della sua vita.

La chiesa, gremita di fedeli, ha vissuto un momento di profondo raccoglimento. Presenti anche il sindaco di Tagliacozzo, Vincenzo Giovagnorio, e altre autorità civili e militari. A guidare la preghiera è stato il Vescovo Giovanni, che ha accompagnato i presenti a rileggere gli ultimi gesti di Francesco alla luce del Vangelo.

«Questa sera c’è qualcosa di profondamente particolare che ci raccoglie qui», ha sottolineato il Vescovo, ricordando come la coincidenza tra l’anniversario del Transito e la presenza a Tagliacozzo dell’urna di Tommaso da Celano diventi quasi una provvidenza. Dopo otto secoli, infatti, la voce di Tommaso è tornata a raccontare quella sera e i presenti hanno potuto ascoltarla come se il tempo si fosse fermato.

Al centro della riflessione, le parole del Vangelo di Giovanni: «Dopo aver amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine». Un’espressione che unisce Cristo e Francesco e che diventa anche una domanda rivolta a ciascuno: come stiamo amando?

Il Vescovo ha richiamato gli ultimi gesti di Francesco, deposto «nudo sulla terra nuda», ormai prossimo alla morte, ma ancora capace di pensare ai suoi fratelli, di consolarli, esortarli e affidarli a Dio. «Vi affido tutti alla sua grazia», è la frase che il Poverello consegna alla storia e che, ieri sera, è diventata una preghiera per tutti.

Una preghiera nella quale ciascuno ha potuto affidare al Signore i propri cari, i figli, i genitori, gli amici, le persone malate, chi è solo, chi vive una prova e anche coloro che non ci sono più. Ma anche se stessi, con le proprie fragilità, paure e domande.

Francesco, ha ricordato il Vescovo Giovanni, arriva alla morte non con disperazione, ma con fiducia, fino a chiamarla «sorella» e «porta della vita». Perché, nella sua fede, la morte non ha l’ultima parola: l’ultima parola è Cristo.

È questo il messaggio che, dopo ottocento anni, continua a parlare all’uomo di oggi. Francesco non invita a vivere nel passato, ma a tornare al Vangelo, riconoscendo che è il Signore a condurre la nostra vita. Una vita fatta di incontri, prove, ferite e speranze, nella quale spesso solo guardando indietro si riesce a riconoscere la presenza di Dio.

La serata di Tagliacozzo è stata così molto più di una commemorazione. È diventata un momento nel quale la memoria si è trasformata in preghiera e la preghiera in affidamento. I fedeli, ascoltando il racconto di Tommaso, hanno fatto propri gli ultimi gesti di Francesco e hanno affidato al Signore le proprie vite e quelle delle persone amate.

A conclusione della sua riflessione, il Vescovo Giovanni ha consegnato un’immagine semplice e forte: quella delle mani aperte, verso Dio, verso i fratelli, verso la vita e anche davanti alla morte.

Ottocento anni dopo, davanti al corpo di fra Tommaso da Celano, il tempo è sembrato davvero fermarsi. Il 3 ottobre 1226 e il 3 ottobre 2026 sono apparsi improvvisamente vicini. Perché, come ha ricordato il Vescovo, «il tempo passa, ma l’amore di Dio non passa».

E nel silenzio della chiesa di San Francesco, una comunità intera ha fatto propria la preghiera del Poverello: «Signore, tutto ciò che sono e tutto ciò che amo, lo affido alla tua grazia»