Una poesia di Maria Assunta Oddi per la Giornata Nazionale in ricordo delle vittime dell’immigrazione
LUCO DEI MARSI – Il 3 ottobre 2013, giorno in cui persero la vita 368 persone in un naufragio al largo di Lampedusa, è diventata la Giornata Nazionale in ricordo delle vittime dell’immigrazione. Migliaia di persone affidano tutte le loro speranze a una barca inadeguata spinti dalla disperazione, dalla guerra, dalla morte nell’intento di assicurare ai propri figli un futuro migliore.
Anche nella contemporaneità questa tragedia si ripete: ogni giorno 42 persone perdono la vita lungo la rotta del Mediterraneo e di queste una su cinque è un bambino.
Al di là delle reazioni emotive, di fronte alle scene spesso drammatiche che caratterizzano i flussi di migrazioni, è importante ricordare che l’accoglienza dei migranti e dei profughi non è solo un diritto internazionale ma un baluardo alla disumanizzazione dell’anima.
In questa lirica la scrittrice Maria Assunta Oddi nell’epoca attuale, caratterizzata dalla transizione dalla società locale alla società planetaria, fa della solidarietà la sfida del nostro tempo per non perdere il senso di appartenenza alla famiglia umana.
Mediterraneo.
Lo spirito delle acque
che da millenni
attraversa i continenti
ha il calore del sole
la luce delle stelle
e i sogni della luna.
Là dove sorge
tra caverne e rocce
non possiede parole
ma singulti di sangue
su vene di fiumi
tormento di tempeste
dalle nubi in rivolta.
Popoli in viaggio
in cerca di pane e pace
sul ceppo reciso d’ulivo
posarono speranze
di vita nuova.
Nel fondo del naviglio
l’urto dell’onda si fece
desolato affanno
urlo di innocenti dispersi
nell’indifferenza del mondo.
Ora il Mediterraneo al vento
mormorando è musica di angeli
e quieta le spiagge sui confini
a vincer solitudine e pianto.
Senza passaporto attraversa i boschi
salendo nell’aria aprica
con canto fraterno.
Per quelli di un’era lontana
per quelli del presente
abbraccia nel suo grembo
mare antico di vele alzate.
Rema senza un come e
senza un dove l’arca sacra
con l’umanità smarrita
nel tempo del perduto amore.
